Se il marchio è usato dal licenziatario, il titolare dovrebbe conservare due serie coordinate di documenti: quelli che ricostruiscono il consenso all’uso e quelli che mostrano l’effettiva attività commerciale. Contratto e royalties non sostituiscono le prove di mercato. Un dossier utile collega il segno ai prodotti o servizi, al periodo, al territorio e all’impresa che lo ha utilizzato.

Una licenza può funzionare commercialmente e lasciare il proprietario senza un archivio utilizzabile. Le fatture rimangono nel gestionale del partner, le confezioni cambiano, il sito viene aggiornato e il referente lascia l’azienda. Quando occorre ricostruire l’attività di anni precedenti, il contratto è disponibile ma mancano i collegamenti fra i documenti.
Questa guida riguarda la gestione ordinaria delle evidenze durante la licenza: non è un modello di memoria difensiva né un elenco che garantisce il superamento di una contestazione. Per il quadro generale rimane distinto l’approfondimento sulla decadenza del marchio per non uso e sulle prove pertinenti.
1. La base giuridica: uso con consenso, non semplice titolarità
Per il marchio italiano, l’articolo 24 del Codice della proprietà industriale contempla l’uso effettivo da parte del titolare o con il suo consenso. La regola, insieme al riferimento ai cinque anni dalla registrazione e alla sospensione ininterrotta quinquennale, è illustrata nel materiale ufficiale UIBM sulla prova dell’uso, pagine 10–11. Non si deve confondere il deposito della domanda con la registrazione.
Per il marchio UE, l’articolo 18, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2017/1001 considera l’uso con il consenso del titolare come uso del titolare stesso. Le Linee guida EUIPO, edizione 2026: quadro normativo della prova d’uso riportano questa regola e i criteri di luogo, tempo, estensione e natura dell’uso. Il consenso non elimina la necessità di dimostrare l’uso effettivo.
Sul piano organizzativo, quindi, è prudente poter rispondere a due domande separate: perché quella società era autorizzata a usare il marchio e che cosa ha realmente fatto sul mercato? Non occorre che ogni file risponda a tutto; occorre che il fascicolo renda comprensibile il quadro d’insieme.
2. Prima cartella: ricostruire l’autorizzazione e il perimetro
Aprire una scheda per ciascun titolo, senza accorpare indiscriminatamente tutti i segni della stessa famiglia. Riportare numero di registrazione, rappresentazione, titolare, prodotti o servizi pertinenti e licenziatario. Affiancare il contratto firmato, gli allegati e le modifiche intervenute nel tempo, conservando le versioni precedenti.
La scheda deve permettere di ricostruire durata, territorio, prodotti, canali ed eventuali ulteriori soggetti autorizzati. Se il partner cambia denominazione o trasferisce una linea commerciale, annotare il passaggio e conservare i documenti esplicativi: una ragione sociale diversa nelle fatture non dovrebbe diventare un enigma anni dopo.
Per impostare il rapporto nel suo insieme, la guida alle clausole essenziali della licenza e ai controlli da prevedere resta il riferimento generale. Qui l’obiettivo è più circoscritto: rendere tracciabili autorizzazione, attività e documenti, senza trasformare il dossier in una duplicazione del contratto.
3. Seconda cartella: collegare marchio, prodotto e mercato
Una fattura può descrivere bene una vendita ma non mostrare il segno; una fotografia può mostrare bene il segno ma non la data o il mercato. Conviene costruire collegamenti verificabili, anziché accumulare file senza spiegazione. La seguente tabella è una proposta di lavoro interna, non un catalogo di prove automaticamente sufficienti.
| Collegamento da ricostruire | Materiale da raccogliere | Controllo pratico |
|---|---|---|
| Segno e prodotto | Confezione, etichetta, scheda o catalogo | La versione del marchio e il codice prodotto sono riconoscibili? |
| Operazione e periodo | Fattura, ordine, documento di consegna | Le date e i riferimenti consentono di seguire l’operazione? |
| Vendita e territorio | Destinazione, canale commerciale, documenti di spedizione | È spiegato dove si colloca l’attività documentata? |
| Attività e licenziatario | Documenti societari e scheda del rapporto | La società che compare è collegata all’autorizzazione? |
Il punto dei codici articolo merita attenzione: UIBM segnala l’utilità di cataloghi datati che raccordino i codici presenti nelle fatture al prodotto e al marchio. Un foglio di raccordo preparato dall’azienda può facilitare la lettura, ma deve rinviare ai documenti sottostanti; non dovrebbe sostituirli.

4. Royalties e prove di mercato hanno funzioni diverse
Il rendiconto serve a verificare il corrispettivo contrattuale. Può offrire informazioni utili all’archivio, ma una royalty minima pagata anche senza vendite non racconta, da sola, una commercializzazione effettiva. Separare quindi i prospetti economici dai documenti che ricostruiscono le operazioni e conservare il raccordo fra le due serie.
Per la verifica dei conteggi rimane pertinente l’approfondimento sull’audit dei rendiconti di licenza e delle royalties. Il dossier d’uso risponde invece alla domanda: quali attività documentabili sono state svolte con questo marchio? I risultati dei due controlli possono divergere e richiedere interventi differenti.
Il video dello Studio su royalties e marchio offre un’introduzione al tema economico della licenza. Non va scambiato per una verifica del singolo fascicolo probatorio o per una promessa di vantaggi fiscali: questi profili richiedono valutazioni autonome.
5. Una procedura di raccolta sostenibile durante il rapporto
Non serve pretendere ogni giorno tutti i documenti del licenziatario. È preferibile concordare una procedura proporzionata al numero dei prodotti, ai mercati e ai canali. Una raccolta periodica, ad esempio trimestrale nei rapporti che lo giustificano, è una scelta organizzativa da negoziare, non una scadenza legale generale.
- Individuare un referente per parte. Stabilire chi raccoglie i file e chi verifica che siano leggibili, completi e collegati al titolo corretto.
- Definire un indice comune. Usare campi per marchio, società, anno, territorio, prodotto e tipologia documentale, mantenendo una denominazione coerente dei file.
- Conservare gli originali. Tenere separati documenti ricevuti e copie di lavoro annotate; registrare provenienza e data di acquisizione.
- Segnalare le lacune. Distinguere ciò che manca da ciò che non è pertinente, assegnando un responsabile del recupero senza inventare dati.
- Prevedere la consegna finale. Prima della cessazione, ottenere l’archivio relativo al periodo autorizzato e le spiegazioni necessarie a leggerlo.
Gli obblighi di collaborazione e conservazione devono essere formulati nel contratto o in un accordo integrativo adeguato. Evitare clausole irrealistiche che richiedano l’intero patrimonio informativo del partner senza uno scopo definito. Accessi, riservatezza e trattamento dei dati vanno coordinati con le esigenze concrete.
6. Siti, confezioni e varianti: che cosa salvare prima che cambi
Per le pagine commerciali, conservare URL, data di acquisizione, contenuto rilevante e collegamento al prodotto o servizio. Non limitarsi a un ritaglio del logo. Affiancare, quando disponibili e pertinenti, riscontri degli ordini e dell’attività commerciale: il semplice indirizzo di una pagina modificabile non è un archivio storico.
Per i materiali fisici, annotare la versione della confezione e il periodo in cui è stata utilizzata. Una foto scattata oggi non dovrebbe essere presentata come foto di anni precedenti. Se il prodotto ha cambiato nome, codice o confezione, mantenere una tabella delle corrispondenze e i materiali che la sostengono.
Il cambiamento del logo richiede inoltre un controllo distinto. La regola sull’uso di una variante che non altera il carattere distintivo non autorizza a considerare equivalenti tutte le modifiche grafiche. Per questo passaggio è utile la guida al restyling del marchio e alla valutazione di un nuovo deposito.

7. Esempio operativo: una linea affidata a un partner
Si immagini, come caso puramente ipotetico, un’impresa titolare di un marchio che affida a un partner una linea di prodotti. Nel gestionale del partner le vendite sono indicate soltanto con codici numerici; il catalogo online viene sostituito a ogni stagione. Il pagamento delle royalties è regolare, ma l’archivio del titolare contiene solo prospetti riepilogativi.
La priorità non è produrre una dichiarazione generica secondo cui il marchio è sempre stato usato. È recuperare le versioni datate del catalogo, collegare i codici alle confezioni, selezionare le operazioni pertinenti e verificare l’identità della società emittente. Il dossier deve anche evidenziare i periodi o prodotti per cui manca documentazione, senza coprirli con affermazioni apodittiche.
Se arriva una contestazione, cambia il livello di lavoro: occorre individuare il periodo giuridicamente rilevante, selezionare le evidenze e rispettare le regole del procedimento. L’approfondimento sulla richiesta di prova d’uso nell’opposizione EUIPO tratta quel diverso momento procedurale. Un archivio ben tenuto aiuta la preparazione, ma non sostituisce questa valutazione.
Domande frequenti sul dossier del licenziante
L’uso del licenziatario può valere come uso del titolare?
Sì, quando avviene con il consenso del titolare e presenta i requisiti dell’uso effettivo per il marchio, i prodotti o servizi e il territorio interessati. Il dossier deve collegare l’autorizzazione alla concreta attività commerciale.
Il contratto di licenza basta a dimostrare l’uso effettivo?
No: documenta l’autorizzazione e il perimetro del rapporto, non dimostra da solo che i prodotti o servizi siano stati effettivamente commercializzati con il marchio. Occorrono riscontri dell’attività svolta.
Che cosa fare se le fatture riportano soltanto codici articolo?
Conservare documenti datati che colleghino quei codici ai prodotti contraddistinti dal marchio, come cataloghi, schede e fotografie delle confezioni, insieme alle fatture e alle altre evidenze pertinenti.
Ogni quanto aggiornare il dossier?
La frequenza va concordata in funzione del rapporto e del rischio. Una raccolta periodica, rafforzata in occasione di cambi di prodotto, confezione, territorio o partner, è una misura organizzativa: non esiste una cadenza trimestrale universalmente imposta per questo dossier.
Che cosa succede alla fine della licenza?
È opportuno acquisire prima della chiusura l’archivio del periodo autorizzato, le spiegazioni dei codici e i contatti dei referenti. La cessazione del contratto non rende superflua la documentazione storica e non autorizza automaticamente ulteriori usi del marchio.
Organizzare il dossier prima della prossima verifica
Se il tuo marchio è utilizzato da una o più imprese licenziatarie, prepara l’elenco dei titoli, i contratti vigenti e un campione dei documenti disponibili. Per coordinare obblighi di collaborazione, controlli e gestione del rapporto, consulta il servizio dello Studio Legale Coviello dedicato ai contratti di concessione in licenza e richiedi una valutazione del caso. Il primo obiettivo è individuare le lacune effettive, non attestare preventivamente la sufficienza delle prove.